Quando abbiamo iniziato a sviluppare la linea dedicata ai nastri trasportatori, avevamo due obiettivi: diversificare l’offerta di VM Rubber e investire in un settore che conoscevamo già bene.
Anno dopo anno il catalogo è cresciuto. Sono aumentate le collaborazioni e abbiamo partecipato alla Bauma di Monaco, dove abbiamo avuto la conferma di essere sulla strada giusta.
Poi, però, è emerso un punto importante: le attrezzature, da sole, non bastano.
Per scegliere quella corretta bisogna conoscere la struttura del nastro, valutare il tipo di intervento, capire perché un metodo è più adatto di un altro e riconoscere gli errori che possono compromettere il lavoro.
Da qui è nata l’idea di affiancare ai prodotti un nuovo servizio: la formazione sulla riparazione a freddo dei nastri trasportatori.
Abbiamo iniziato a progettarla tra novembre e dicembre 2025.
Un’idea rimasta nel cassetto. Ma non troppo a lungo

Ne parlavamo già dopo la Bauma del 2022. In quel momento, però, stavamo ancora costruendo il team e sviluppando la nostra linea di prodotti per i nastri.
Non era ancora il momento giusto.
Abbiamo aspettato di avere le competenze e l’organizzazione necessarie. Poi abbiamo trasformato l’idea in un progetto.
La preparazione è iniziata con l’allestimento di uno spazio nella nostra sede, la Rubber Room. Sono seguite la creazione del materiale didattico, la definizione del programma e la raccolta delle manifestazioni di interesse dei clienti.
Abbiamo scelto di partire con poche aziende. Era il modo migliore per mettere alla prova il programma, raccogliere osservazioni e capire cosa funzionasse davvero una volta spento il proiettore.
Che tipo di formazione volevamo costruire?
Le prime edizioni sono state dedicate ai nostri clienti.
L’idea era aiutarli a capire come si esegue una riparazione a freddo e quale ruolo svolge ogni attrezzatura nelle diverse fasi del lavoro.
Non volevamo limitarci a mostrare una serie di utensili. Volevamo inserirli nel loro contesto: il metodo di riparazione, la preparazione del nastro e la sequenza corretta delle operazioni.
In futuro ci piacerebbe estendere il training anche ai piccoli riparatori che vogliono approfondire queste tecniche e conoscere meglio le possibilità offerte dalle nostre attrezzature.

Dalla struttura del nastro al banco di lavoro

La parte teorica segue un percorso preciso.
Si parte dalla costruzione del nastro trasportatore e dai materiali che lo compongono. Si affrontano poi i principi dell’incollaggio chimico sull’EPDM e i principali sistemi di intervento: giunzione a freddo, giunzione meccanica e riparazione con resine. Vengono inoltre illustrate le differenze rispetto alla vulcanizzazione a caldo.
Queste basi aiutano a capire perché operazioni apparentemente simili richiedano strumenti diversi e perché la preparazione della superficie non possa essere lasciata al caso.
Nel pomeriggio la teoria lascia spazio al banco di lavoro.
I partecipanti eseguono una giunzione a gradini e affrontano tutte le fasi della lavorazione: preparazione del nastro, taglio delle tele, rifinitura, incollaggio e rullatura finale.
Ogni fase permette di vedere gli strumenti in azione e di capirne la funzione.
E, come spesso accade, è proprio quando si comincia a tagliare e incollare che arrivano le domande migliori.
Ogni attrezzatura ha un motivo di esistere
È uno degli aspetti a cui abbiamo dedicato più attenzione durante la preparazione del training.
Non volevamo sfogliare un catalogo davanti ai partecipanti. Volevamo spiegare perché ogni utensile ha una determinata forma, quando deve essere utilizzato e quale problema aiuta a risolvere.
Dal coltello per il taglio delle tele al punteruolo a uncino, ogni attrezzo entra in scena nel momento giusto.
Il cuore del training è proprio questo: mostrare il legame tra metodo, operazione e attrezzatura.
Perché un utensile fuori dal suo contesto rimane soltanto un utensile. Sul banco di lavoro, invece, si capisce davvero a cosa serve.

Le due sessioni organizzate tra marzo e aprile sono state l’inizio.
Il confronto con i partecipanti ci ha permesso di raccogliere osservazioni, individuare alcuni aspetti da migliorare e capire come sviluppare le prossime edizioni.
Continueremo quindi a lavorare sul programma, con nuove date e nuovi contenuti.
Per noi, questa formazione non è un’attività separata dalla vendita delle attrezzature. È il passo successivo: mostrare come ogni prodotto trova posto all’interno di una riparazione completa.
Dall’attrezzo al metodo. E, finalmente, dal catalogo al banco di lavoro.

